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Escursioni
Crotone
(già Cotrone, fino al 1928; anticamente Kroton repubblica magnogreca.)
La fondazione avvenne sulla fine del VIII secolo a.C. per opera degli Achei. Di tal evento la leggenda ha tramandato la storia di Myskellos di Rhype il quale, avendo interrogato l’oracolo di Apollo a Delfi, ebbe l’ordine di fondare una nuova città nel territorio compreso fra Capo Lacinio e Punta Alice. Attraversato il mare ed esplorate quelle terre, Myskellos si chiese se non fosse stato meglio fermarsi a Sybaris, già florida ed accogliente, anziché affrontare i rischi della fondazione di una nuova città. Il dio adirato gli ordinò di rispettare il responso dell’oracolo, intimandogli di fermarsi fra il promontorio Lacinio e la sacra Krimisa.


Il ricordo di questa tradizione legata alla divinazione della sacerdotessa di Apollo, si mantenne nel tempo, tanto che il tripode delfico, inciso sulle monete coniate a Kroton, rimase anche in età romana l’emblema della città ed è tuttora il simbolo della moderna Crotone.Un’altra leggenda s’intreccia al racconto della fondazione: secondo Ovidio, Miskellos si sarebbe recato sulle rive del fiume Esaro per ordine di Eracle, l’eroe che spesso compare nei miti di fondazione delle nuove città della Magna Grecia, mentre un’altra tradizione fa risalire il nome della città all’eroe Crotone, fratello di Alcinoo re dei Feaci.

La fama di Kroton nell’antichità era legata alla salubrità del suo clima ed alla prestanza fisica dei suoi uomini, tanto che superò ogni altra polis greca nel numero di vincitori nei Giochi Olimpici, un proverbio diceva: << ultimo dei Crotoniati primo dei Greci>>.

La città era inoltre un centro culturale ricchissimo di fermenti, come testimoniava la presenza, a partire dal 530 a. C. circa, del filosofo e matematico Pitagora e della prestigiosa scuola medica di Alcmeone. La gran ricchezza e l’intraprendenza spinsero gli abitanti a muovere guerra alla diretta rivale: Sybaris. Nel 510 a. C. i Crotoniati armarono un esercito capitanato dall’atleta Milone e annientarono e distrussero, per sempre, la città di Sybaris. Dopo la vittoria, la potenza di Kroton, raggiunse l’apogeo e le sue mire espansionistiche la portarono a cercare l’egemonia su tutte le rotte commerciali del territorio dell’attuale Calabria.

A tanto splendore doveva corrispondere una città grande e ben strutturata, infatti, Tito Livio parlava di un perimetro urbano di diciotto chilometri.

In questi ultimi anni la città, per lavori d’ammodernamento ed ampliamento, ha subito molti sbancamenti che hanno portato alla luce reperti archeologici vari (resti d’edifici, anche monumentali, avanzi di ville, di terme, reliquie architettoniche varie, sculture, tesoretti monetali, lamine iscritte, epigrafi marmoree greche e latine, terrecotte figurate, ceramiche vascolari etc.). Sono stati, per questo motivo, incrementati gli scavi archeologici, che hanno portato alla luce tratti della cinta muraria, databile IV secolo a. C., realizzata in grossi blocchi di arenaria e si è andato definendo l’impianto urbanistico della città articolato su maglie regolari, orientato nord-sud con strade larghe circa cinque metri. L’area dove è ubicato il Castello rappresenta l’Acropoli. Principale reliquia classica,il Santuario di Hera Lacinia. ( situato sul promontorio Lacinio o Capo Colonna o Capo Nao).
E’ il tempio più venerato della Magna Grecia, ricco di statue, di colonne d’oro, di pitture di Zeusi, d’inestimabili tesori. L’imponente tempio di culto, dorico, esastilo, periptero, d’età classica (VI-V sec. a.C.), protetto da robusto recinto fortificato; Ruderi di basamento dell’edificio, avanzi dello stereo-stylobates, vestigia dell’ingresso monumentale e della massiccia cinta pericolare greca, rifatta << ad opus reticulatum>> in periodo romano; Reliquie d’edificio termale d’età romana; Grande Colonna del Santuario (alt. M. 8,29; diam. M. 1.77; circonferenza, alla base, m. 5,60; con 20 scanalature), di calcare conchiglifero, unica superstite delle 48 colonne doriche del peristilio templare e la più cospicua reliquia dell’antica Kroton, molto spettacolare nella sua solenne solitudine e posizione.   Il Tempio era dotato di doppia fila di colonne nei lati brevi ed era coperto da tegole marmoree e lastre plumbee, immensi erano i suoi tesori. Il monumento fu ripetutamente saccheggiato.Alcuni reperti archeologici provenienti da zone diverse, e specialmente, dall’area del Santuario di Hera Lacinia (nella foto corona aurea ) sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale della città.    

Da visitare:
il Castello di Carlo V, la Basilica Cattedrale, le chiese di S. Giuseppe e di Santa Chiara, Palazzo Baracco, Palazzo Giunti, Palazzo Albani, Museo Civico e Museo Archeologico Nazionale dove è conservato il Tesoro di Hera, Tempio di Hera Lacinia con colonna dorica sul promontorio di Capo Colonna.

Il Castello (detto di Carlo V)

  Formidabile fortilizio militare bastionato, a pianta poligonale (una delle più importanti e massicce costruzioni militari dell’Italia Meridionale), fondato nell’alto Medioevo (sec. IX) sul posto dell’antica <<Akropolis>> di Kroton, rafforzato nel 1059 da Roberto il Guiscardo, rimaneggiato in età angioino-aragonese, fatto ricostruire, nelle attuali forme, con materiali archeologici magnogreci, dal Vicerè spagnolo Don Pedro di Toledo nel 1541, su sostrato dell’antico baluardo medievale. Avanzi del complesso fortificato: poderosi torrioni cilindrici angolari, in parte muniti di caditoie, coronati da magnifico ordine di mensole e archetti e uniti da muraglie a blocchi megalitici tratti da monumenti d’età classica. Arco e porte d’ingresso al castello risalgono al sec. XVII°.



La Chiesa Cattedrale
– Vasto edificio culturale fondato nel sec. VII e ricostruito nel periodo 1508-21 (forse con materiali edilizi tratti dal Santuario di Hera Lacinia), rimaneggiato e restaurato nel 1628-35 e nel 1883-99 ed anche recentemente. Interno con tre navate, con navi divise da pilastri; Altare Maggiore marmoreo, sormontato da busto ligneo secentesco, fiancheggiato, a destra, da ricca Cappella ottocentesca, ornata da decorazioni pittoriche, stucchi, bronzi, tele (Arch. Farinelli, pittori napoletani De Falco, Severini, e Boschetto), con icona della Madonna di Capocolonna, pala d’altare dipinta ad olio su tavola, di stampo bizantino, con rifacimenti, rivestita di lamina d’argento e proveniente da un Oratorio del Capo Lacinio, ove, in età protocristiana, fu stata importata dall’Oriente mediterraneo (pezzo d’arte di controversa datazione: sec VII-VIII? sec. XI-XII? Sec. XIII-XIV?); a sinistra dell’altare maggiore, la Cappella di San Dionigi Areopagita (primo vescovo di Crotone e patrono della città), con altare marmoreo; Acquasantiera litica medievale decorata da motivi zoomorfi. Accanto alla Cattedrale sorge il Palazzo Vescovile (sec. XVI).



La Chiesa di Santa Chiara
- Edificio di fondazione cinquecentesca, rimaneggiato nei secc.XVI-XVIII; avanzi di chiostro monastico omonimo, con pilastri e pozzo (sec, XVI); Chiesa con campanile secentesco; interno settecentesco, decorato in stile barocco; organo con intagli lignei settecenteschi; Su i due altari minori tele dipinte ad olio di Alfì (datate 1752)


Chiesetta della Madonna di Capo Colonna
- Oratorio di fondazione medievale rimaneggiato recentemente; Madonna di Capo Colonna, icona novecentesca dipinta ad olio su tela, opera di De Falco (1913). Attraversando le viuzze del centro storico di Crotone possiamo notare la miriade dei palazzi nobiliari, i cui portali con stemmi, che ci riportano ad antichi splendori, si affacciano sulle stradine strette e tortuose.


Palazzo Barracco (in Piazza Castello) - Massiccio, elegante edificio settecentesco, d’importanza storica perché, nel 1799, ospitò il Cardinale Ruffo e poi anche Re Ferdinando IV di Borbone. Casa Zurlo (Via Suriano 36). Cinquecentesca dimora sormontata da stemma litico del Principe Castellucci. 



Palazzo Olivieri (Via Montalcino) - Con bel portale lapideo d’età rinascimentale (a. 1526) con stemma gentilizio ed iscrizione tronca. 



Palazzo Giunti. Edificio civile settecentesco con facciata in calcare siracusano.









Torre Nao -
Fortilizio rivierasco, a pianta quadrata, con base a scarpata, eretto nel sec. XVI. Scala esterna con vano d’ingresso nella torre. Il complesso faceva parte del dispositivo di vedetta e difesa costiera, attuato dal Vicerè Don Pedro di Toledo. Nella città, quasi completamente, rammodernata in questi ultimi quindici anni, si è abbandonata l’idea del polo industriale e si sta smantellando e bonificando quello che l’industria ha lasciato. La valorizzazione (delle spiagge bagnate dallo splendido mare ionio; del bellissimo ed amplissimo lungomare; dei portici, nel centro città, affiancati da negozietti e dal mercatino per la vendita di prodotti tipici locali; della via Vittorio Veneto con le sue botteghe orafe, della vecchia e nuova città) di tutto ciò che, di bello ed importante, ha la città sta predisponendo ad un nuovo sviluppo compatibile e sostenibile e vale a dire si mira a fare della “nuova Crotone” un polo d’attrattiva turistico-culturale.